Craco è una bellissima città italiana, in Basilicata. Progetto rieditato per magazine iPad, ispirato dal libro “Le città Invisibili” di Italo Calvino.
Craco is a beautiful ghost town in Basilicata. Project reworked for release on Ipad. Inspired from the book “Invisible cities” by Italo Calvino.
Forse era scritto nel destino di questo borgo quello di avere innato il talento per il cinema ed il teatro. Quinte naturali su cui chissà, prima della frana, nessuno avrebbe scommesso. I crolli hanno generato paura ma anche fascino ed attrazione, facendo divenire Craco location più volte scelta sia da Hollywood sia dal cinema nostrano. Cominciò Alberto Lattuada nel 1953 con il film “La Lupa”, liberamente tratto da una novella del Verga, cui fece seguito nel 1977 Francesco Rosi che riversò su celluloide il racconto autobiografico di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli”. Dal 1985 arrivano a Craco le grandi produzioni americane con kolossal quali “King David” con Richard Gere o i più recenti ”La passione di Cristo” di Gibson e persino un episodio della saga del nuovo 007 impersonato dal nerboruto Daniel Craig. Non vanno dimenticati i fratelli Taviani con “Il sole anche di notte”, e tra le ultime produzioni il divertente “Basilicata coast to coast”, viaggio fisico e spirituale volto al ritrovo di valori persi nel quotidiano.
Il lungo elenco di film ambientati a Craco ha interessato anche zone adiacenti quali Aliano, Accettura, Stigliano e non ultima Matera. Craco è oggi “Parco museale scenografico”, Il Monastero di San Pietro ospita diversi eventi musicali durante la stagione estiva. E tutto questo sembra essere, finalmente, una favola bella.

È obbligo avvicinarsi a Craco con lo stato d’animo del poeta, dell’esploratore dell’anima. È l’efficace antidoto per evitare riflessioni sui motivi dell’incuria di cui il luogo è foriero. Considerazioni che non mancheranno quando saremo rientrati da questa affascinante visita. I colori da cui siamo avvolti sono quelli di una rigogliosa natura selvaggia sovente arsa dal sole, e le chiare mura della cittadina, talvolta ancora intonacate dai colori dell’epoca. Affacciandosi alle finestre delle case abbandonate ci si rende conto di essere sul promontorio più alto, un romantico panorama sull’immensa vallata oggi, un eccellente punto di osservazione per l’uomo del medioevo dalle incursioni ostili. Piante di menta ed alberi di fico avvisano l’uomo che la natura, ineluttabile come la pioggia, segue il suo ciclo di vita impossessandosi di quest’incanto disabitato. Le stradine dissestate ed il senso di precarietà ci avvolgono, le abitazioni sono aperte a tutti come forse lo erano quando il paese era vivo, la cattedrale accoglie tuttora il visitatore con il suo ormai spettrale altare.
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